Attrice e filmmaker a NY: Nicole Pezzotti, in arte Nicole Cimino

Mi chiamo Nicole Pezzotti, in arte Nicole Cimino. Sono un’attrice, filmmaker, scrittrice e acting coach per dare delle definizioni riguardo quello che faccio, anche se non le ho mai amate molto.
Ho lasciato l’Italia tre anni e tre mesi fa e mi sono trasferita a New York dove insieme a Luigi Benvisto che è un bravissimo direttore della fotografia abbiamo fondato la casa di produzione Jack Boar Pictures e ci occupiamo di produzione, post-produzione e affitto attrezzatura per il cinema.
Ho lavorato anche come editor (montaggio di film), assistente alla camera, e traduttrice di sceneggiature di cartoni per la compagnia AudioWorks che erano distribuiti in Italia sui canali RAI o Mediaset e dopo tre lunghi e intensi anni nella Grand e Mela mi sono trasferita da alcuni mesi nel sud degli Stati Uniti: Atlanta, Georgia;
dove mentre lavoro come bar-tender e cerco di capire la realtà artistica di questo posto sono in produzione con il mio one woman show su Anna Magnani che ho scritto e che dirigerò in Autunno dal titolo: One night with Nannarella. Al momento? Sto cercando di trovare musicisti per fondare una band, completare alcuni miei pezzi e crearne insieme di nuovi.. e sottotitolando il documentario che ho scritto e diretto “The Paper House report”, prodotto due anni fa con la nostra casa di produzione, che è stato finalista al Forum for Law and Culture Film festival di New York e che ora vorrei portare anche in Italia.

Ciao Nicole, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Ci sono tanti motivi dietro questa scelta, ma il principale credo sia il fatto che non sopporto l’idea di avere rimpianti nella vita, mi riferisco ai casi in cui sono io che posso scegliere e assumermi la responsabilità delle azioni che faccio. Non voglio trovarmi un giorno con queste parole in bocca: “come sarebbe stato se avessi…”.
C’è da aggiungere che ho sempre desiderato fare un’esperienza negli Stati Uniti e conoscere questa realtà così distante da quella europea per poi farne tesoro e avere uno sguardo più critico e oggettivo…e credimi a distanza di anni continuo a sentire di non appartenere a questo luogo, ma di voler ancora sperimentarlo per un po’, prendere ancora quel che posso e poi tornare dove appartengo…in Europa.
Ma tornando alle motivazioni diciamo che stavo vivendo un periodo difficile e mi sentivo statica e stanca di una realtà che in quel momento non mi dava più stimoli.
Volevo nuove sfide, e qualcosa di grande che mi potesse aiutare a capire meglio la mia direzione e chi sono. Sapevo che erano gli anni giusti per me, e sapevo che se non l’avessi fatto in quel momento non l’avrei più fatto.

Quanto tempo hai vissuto a New York e di cosa ti sei occupata?

Come ti dicevo nella descrizione, ho vissuto a New York tre anni e mi sono occupata di tante cose diverse…ho lavorato come attrice in molti cortometraggi indipendenti, progetti teatrali, come produttrice di alcuni progetti e music video, prima e seconda assistente alla camera su alcuni progetti di cinema indipendente, ho sperimentato la regia e prodotto il mio primo lavoro in questa veste: il documentario The Paper House Report. Ho studiato montaggio e lavorato come editor free-lance, ho lavorato come traduttrice di sceneggiature di cartoni e come insegnante di recitazione per alcuni mesi nel Susan Batson Studio, ho fatto la hostess nei ristoranti, ho preso il diploma come bartender e mixologist e lavorato come bartender.

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?
Sono arrivata con un visto B2, un visto turistico di sei mesi.
Si tratta di un visto, non dell’ESTA che non è un visto, ma solo un permesso di soggiorno turistico di massimo 90 giorni.
Non è difficile ottenerlo, ma come sempre bisogna riempire un sacco di moduli, trovare un modo di dimostrare che non si lavorerà e che qualcuno potrà mantenere le spese.
Quando sono andata all’intervista i miei soldi sul conto erano meno di 3000 euro e non erano sufficienti, ma quello che ho cercato di dimostrare con altri documenti che mi sono creata era che i miei genitori avrebbero sostenuto le spese, (anche se in realtà non avrebbero mai potuto); ho utilizzato dei documenti relativi al loro negozio, dimostrando che hanno un’attività e un fatturato, ho mostrato i documenti dell’acquisto della casa dei miei per dimostrare di avere un bene immobile, insomma ho cercato con quello che avevo di dimostrare di avere più soldi possibili, almeno su carta, anche se come sappiamo, soprattuto in tempi economici così difficili non ci sono mai sul nostro conto-corrente:-)
Insomma il punto chiave per ottenere un visto turistico di 6 mesi è dimostrare di avere più soldi possibili. Nel mio caso specifico non avendoli realmente ho utilizzato la mia creatività per sostenere che avrei potuto mantenermi.
Ogni situazione familiare o personale è diversa quindi non c’è un modo specifico per ottenerlo a meno che la fortuna di nascita sia di essere figli di persone molto benestanti.
Sconsiglio a tutti questo tipo di visto, ma consiglio di partire direttamente con un visto F1 iscrivendosi in una scuola d’inglese,(ovvio a meno che non si ha già un contratto di lavoro e quindi un visto business, oppure un visto imprenditore ecc…) con il visto F1 si può entrare e uscire dal paese, con quello che ho fatto io, no. Quindi per non perdere la possibilità di rimanere io sono stata due anni senza mai tornare in Italia…ho richiesto da lì un “cambio di stato a F1″, si tratta di una cosa molto semplice, si va sul sito del governo, si compilano dei moduli, si pagano delle tasse, ci si iscrive in una scuola e una volt approvato si resta, ma non essendo tecnicamente un visto, io potevo studiare quindi prolungare il mio soggiorno, ma avrei perso lo “stato” qualora fossi uscita dal paese e avrei dovuto richiedere un nuovo visto. Sono rimasta con un visto F1 per due anni circa e nel frattempo ho lavorato con degli avvocati per la mia petizione per ottenere il visto artistico O-1.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

La casa non l’avevo, ma a New York c’era il mio fidanzato Luigi. Anche lui doveva cercare una casa quindi abbiamo deciso di cercarla insieme. Ci siamo rivolti ad agenzie e a privati. Il problema principale è che non essendo Americani e non potendo dimostrare di avere un lavoro nessuno ci dava l’appartamento. La soluzione è stata quella di chiedere a un amico Americano di Luigi di essere il nostro garante e co-signatario del contratto. Grazie a questa persona abbiamo ottenuto l’appartamento nel Queens dove abbiamo vissuto tre anni.
Diciamo che la fortuna è stata dalla nostra parte e quello che consiglio nel caso in cui questi eventi non succedano (che era il mio piano B al tempo) è quello di vivere con altre persone che possono avere il contratto a loro nome. Questo significa cercare una casa in condivisione (e sul sito www.craiglist.com si trovano stanze ogni secondo) ovviamente si cerca una casa molto più grande perché si avranno coinquilini, ma questo è quello che avrei fatto in caso di necessità. Come sempre per conoscere le persone giuste ci vuole tempo, quando si arriva in una realtà nuova non si può pretendere di avere tutto e subito e questo significa adattarsi alle situazioni che si presentano di volta in volta e che sono fuori dal nostro controllo. C’è sempre una soluzione, soprattutto se si ha lo spirito giusto.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Dipende dal budget…come sempre. Ci sono zone molto belle a Manhattan (Upper West Side, East village, Union Square, Battery Park, Roosevelt Island) ma sono molto costose.
Ci sono zone di Brooklyn molto carine (Brooklyn Heights, Dumbo, Williamsburg) e altrettanto costose, Astoria nel Queens è molto carina e più abbordabile. Io vivevo a Jackson Heights in Queens, non è una zona meravigliosa, ma ci sono vari punti carini e poco costosi considerando i costi eccessivi di New York.
Sconsiglierei Harlem, Bronx e Jamaica in Queens, ma il punto è che non tutta Harlem è poco raccomandabile e questo vale per le altre zone che ho citato. Quello che consiglio se il budget non è alto, come era nel mio caso e questo significa che non ci si può permettere le zone migliori della città, è quello di chiedere a persone che conoscono meglio la città e fare un giro delle zone ogni volta che si va a vedere una casa…insomma ci si rende conto anche muovendosi, camminando in che tipo di zona ci si trova.

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?
Si può cercare di fare uno stage, ma la mia esperienza è che le cose accadono sul campo…insomma non aspetterei di trovare uno stage magari pagato con un possibile visto ecc…prima di partire…sono cose poco realistiche per mia esperienza.
New York è così piena di posti dove mangiare che quando sono arrivata mi sono seriamente chiesta come fosse possibile che ce ne fossero così tanti e che fossero sempre costantemente pieni!!! C’è richiesta di personale? Assolutamente sì.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

New York è perfettamente collegata. Non serve avere una macchina e non capisco perché ce ne siano così tante…La metro è stato il mio mezzo di trasporto per eccellenza e il costo mensile illimitato dei mezzi pubblici è al momento di $112…quando sono arrivata era di $94. Si sa le tasse aumentano…
Le linee della metro sono moltissime e facili da imparare, è una città che non dorme mai e a qualsiasi ora della notte e del giorno non sei mai sola/o sui mezzi pubblici di trasporto.
Le metro sono frequenti e non ho mai avuto grandi problemi di orario, ritardi ecc…Certo, sei a New York quindi aspettati milioni di persone con te sul vagone..e anche quando scendi e ovunque ti trovi.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Non credo di avere il mio posto preferito…ma sicuramente mi piaceva la zona di Union Square, l’East village, Bedford a Brooklyn, Astoria nel Queens, Central Park, Herald Square, Forest Park…non credo mi abbia mai entusiasmato un posto specifico di New York, quanto una sensazione molto forte e difficile da spiegare, qualcosa che sa di costante movimento, di stimoli, di gente, di odori e sapori di ogni parte del mondo, di suoni, musica, di lingue e accenti confusi, questo mi ha entusiasmato della Grande Mela e mi sento grata di averla vissuta per tre intensi anni, di aver corso e di aver fatto esperienza, di essere cresciuta e di aver affrontato tutte le sfide che una città come NY mi ha posto davanti ogni giorno e di sentirmi ormai pronta per ogni cosa davanti a me…
Dopo New York…partire da sola per una città sconosciuta come Atlanta, senza avere alcun contatto, casa o lavoro…beh, mi è sembrata una passeggiata…o come dicono qui “a walk in the park”:-)
Ciao a tutti e in bocca al lupo!!

Visitate il suo sitowww.nicolecimino.com

Questo quello della sua compagnia www.jackboarpictures.com

Questo un’articolo legato alla causa che ho seguito per aiutare Jerry Delakas (su cui ho fatto il documentario) che è uscito poco tempo fa visto che abbiamo vinto:-)

Cristiano Prudente